Archive for ottobre 16th, 2010

Un muto disprezzo è la miglior risposta alle calunnie.

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La vita è come la scala di un pollaio: corta e merdosa.

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Il destino mescola le carte e noi giochiamo.

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Se prendi un cane che muore di fame e lo ingrassi, non ti morderà, è questa la differenza principale fra un cane e un uomo.

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Facile essere coraggiosi, a distanza di sicurezza.

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Se vuoi tenere i piedi per terra, porta qualche responsabilità sulle spalle.

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Morta la donna aggredita nel metrò

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L’avvocato della famiglia: «Staccata la spina». Avuta la notizia, l’uomo che l’aveva colpita ha avuto un malore

I funerali si svolgeranno in Romania. Il marito della vittima: «Perché lui non è in carcere?»

Morta la donna aggredita nel metrò

L’avvocato della famiglia: «Staccata la spina». Avuta la notizia, l’uomo che l’aveva colpita ha avuto un malore

Maricica Hahaianu
Maricica Hahaianu

ROMA – Maricica Hahaianu, l’infermiera romena 32enne colpita al volto nella metro Anagnina di Roma da Alessio Burtone (ora agli arresti domiciliari) è morta. «Ora è stata staccata la spina, è stato ufficializzato il decesso» ha detto Alessandro Di Giovanni, legale dei familiari, attorno alle 21.30 di venerdì, pochi minuti dopo la dichiarazione del decesso. Il marito della donna, Adrien, non riesce a non pensare al responsabile dell’accaduto: «Perché lui è a casa e non in carcere?». «Finora non aveva mai fatto alcun commento o accenno sull’aggressore – ha spiegato sempre l’avvocato Di Giovanni, che ha riportato le parole dell’uomo ai cronisti -. Non ha detto altro, era molto concentrato nel suo dolore». Riguardo all’eventuale donazione degli organi, l’avvocato ha detto che il marito non vuole render pubblica la sua decisione. Sul corpo della donna verrà in ogni caso effettuata l’autopsia. L’incarico sarà conferito nella giornata di sabato. I funerali di Maricica Hahaianu si svolgeranno in Romania, per decisione dei famigliari.

IL MALORE DELL’AGGRESSORE – Appresa la notizia della morte della donna, Alessio Burtone ha accusato un malore. «Sono stato a casa sua – racconta l’avvocato Fabrizio Gallo, che gli ha comunicato il decesso della donna -. Si è sentito male e abbiamo dovuto chiamare la guardia medica». «Il medico – racconta il legale – gli ha somministrato dei farmaci ansiolitici perché Alessio era molto agitato. Tutta la famiglia ha accusato la notizia della morte di Maricica e stanno molto male». Ad Alessio, il legale ancora non ha parlato esplicitamente della possibilità di finire in carcere. «Visto il momento – continua Gallo – gli ho solo detto che potrebbe essere riportato in caserma e che la sua condanna, con l’imputazione di omicidio preterintenzionale, potrebbe diventare più pesante rispetto alle semplici lesioni. Noi riteniamo comunque che la custodia domiciliare possa comunque soddisfare le esigenze cautelari in attesa della sentenza». «Sono state rovinate due famiglie», è stato invece il triste commento della madre dell’uomo.

LA TRISTE ATTESA – Già nel pomeriggio di venerdì l’ultimo bollettino dei medici del Policlinico Casilino non lasciava sperare nessun miglioramento e parlava di coma irreversibile. Le condizioni della donna erano peggiorate nel pomeriggio del giorno prima, quando i medici avevano spiegato che la donna si trovava «in fin di vita». La risonanza magnetica aveva infatti «evidenziato un incremento dell’edema cerebrale ed una estesa lesione del tronco encefalico». Morte cerebrale, secondo i criteri neurologici indicati dal Comitato nazionale di bioetica (Cnb), ovvero «danno cerebrale organico, irreparabile, sviluppatosi acutamente, che ha provocato uno stato di coma irreversibile».

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LA SVOLTA Sabrina l’accusa è concorso in omicidio Il padre: mi ha aiutato a uccidere Sarah

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Sabrina accusata di omicidio
«Assurdo, sono innocente»

L’arresto dopo le parole del padre. «Lei teneva Sarah, io l’ho uccisa». Contestato anche il sequestro di persona

Il padre della vittima: è una bomba atomica

Sabrina accusata di omicidio
«Assurdo, sono innocente»

L’arresto dopo le parole del padre. «Lei teneva Sarah, io l’ho uccisa». Contestato anche il sequestro di persona

AVETRANA (Taranto) – Concorso in omicidio volontario e sequestro di persona. Sabrina Misseri, secondo l’ultima confessione del padre, teneva ferma Sarah Scazzi mentre lui la strangolava. Per questo è in carcere da ieri sera alle 11. Avrebbe avuto quindi un ruolo nell’omicidio di sua cugina Sarah Scazzi e avrebbe aiutato suo padre a caricare il cadavere sulla Seat Marbella di famiglia. È la nuova verità sul caso Scazzi, un colpo di scena che viene da «mezze ammissioni», come le chiamano gli inquirenti, fatte alba da Michele Misseri, lo zio-mostro della ragazzina uccisa che ha confessato di averla strangolata, poi violentata e buttata in un pozzo. Che cosa esattamente abbia raccontato Misseri agli inquirenti non è ancora chiaro. Di sicuro ha tirato in ballo sua figlia e ha svelato il ruolo di lei in quel pomeriggio del 26 agosto.

Sarebbe stata proprio Sabrina ad attirare Sarah nel garage dov’è avvenuto l’omicidio e questo spiegherebbe il più grande dei punti interrogativi di questa storia: perché Sarah sarebbe dovuta scendere in quel garage se davvero Sabrina (come dice lei) l’aspettava in veranda? Perché avrebbe dovuto farlo se davvero (come racconta Misseri nella confessione) lui l’aveva molestata pochi giorni prima?

La spiegazione arriva dallo stesso Misseri: l’ha fatta scendere Sabrina. Una trappola, pare, per darle una lezione dopo la lite furibonda della sera precedente a causa di Ivano, il ragazzo di cui Sarah si era invaghita e che Sabrina avrebbe voluto per sé. Una trappola che oggi è il motivo per cui si contesta il sequestro di persona. Michele Misseri avrebbe parlato di una lite finita male, un crescendo di violenza in fondo al garage al quale Sabrina avrebbe partecipato tenendo, appunto, Sarah per le braccia mentre suo padre le stringeva la corda attorno al collo. Ma proprio lì davanti, in quei minuti, stava per arrivare Mariangela, l’amica che doveva portare Sabrina e Sarah al mare. E quindi era per questo che Sabrina, come racconta Mariangela, era così agitata quando lei è arrivata. Sabrina sapeva benissimo che cosa era successo alla cuginetta che nei giorni successivi ha cercato senza sosta sempre in prima fila.

La giornata di Avetrana, ieri, è cominciata prima dell’alba con l’arrivo, nella sua casa di via Deledda, di Michele Misseri. Gli inquirenti lo hanno portato nel garage perché ripetesse, davanti alle telecamere dei Ris e al pubblico ministero, la scena dell’omicidio. Michele Misseri ha ripetuto ogni gesto, ha indicato il punto esatto in cui Sarah è caduta, l’angolo dov’è caduto il telefonino e il punto in cui ha caricato il corpo, con la macchina in retromarcia all’interno di quel cunicolo buio che scende per quattro metri sotto il livello della strada. Durante la perquisizione le prime sorprese: il ritrovamento delle cuffiette che Sarah usava per ascoltare dal telefonino la musica in Mp3 e della batteria del cellulare che mancava all’appello e che Misseri aveva detto di aver buttato in campagna, vicino alla cisterna del corpo. Alle undici del mattino Sabrina viene accompagnata nella caserma di Manduria. Resterà in attesa dell’interrogatorio fino alle cinque e mezzo del pomeriggio. Poi domande a raffiche. Lei resiste, non confessa, non cede: «Io non c’entro niente, state sbagliando». Ma la confessione del padre è sufficiente a incastrarla. Il procuratore capo Franco Sebastio, l’aggiunto Pietro Argentino il pubblico ministero Mariano Buccoliero decidono per il fermo. Lei sembra reagire come ha fatto in tutte queste settimane dopo il 26 agosto: tranquilla e senza pianto, come quando cercava Sarah.

L’avvocato Vito Russo (nominato difensore assieme a Emilia Velletri) arriva a casa da sua madre Cosima e da sua sorella Valentina che è quasi mezzanotte: un lungo abbraccio fra i singhiozzi e la frase più detta di tutta questa storia nera: «Non è vero, non ci posso credere». La stessa cosa che ha detto Concetta, la madre di Sarah: «Voglio non crederci, Sabrina non c’entra». «È una bomba atomica, questa storia non finirà mai», scuote la testa Giacomo Scazzi, il papà.

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