Senza il necessario supporto dietetico guarire diventa
più difficile. Il trattamento adeguato della malnutrizione ha effetti positivi sui costi sanitari complessivi
Uno studio denuncia la poca attenzione allo stato dei ricoverati
In corsia un malato su quattro
rischia di patire la fame
Senza il necessario supporto dietetico guarire diventa
più difficile. Il trattamento adeguato della malnutrizione ha effetti positivi sui costi sanitari complessivi
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MILANO – Molte persone risultano malnutrite al momento di un ricovero, ma tre quarti di queste non ricevono i trattamenti dietetico-nutrizionali di cui avrebbero bisogno. Anzi, in molti casi, il loro stato di malnutrizione non viene neanche notato. È un dato preoccupante, che emerge da uno studio osservazionale (PIMAI – Project Iatrogenic MAlnutrition in Italy) realizzato in diversi ospedali italiani dotati di un Servizio di dietetica e nutrizione clinica, da Bolzano a Catania, sotto il patrocinio della Federazione delle Società italiane di nutrizione (FeSIN). Lo studio è stato pubblicato sulla rivista European Journal of Clinical Nutrition da parte di un gruppo di ricercatori, tra i quali il dottor Emanuele Cereda della Fondazione IRCCS -Policlinico San Matteo di Pavia, il professor Lucio Lucchin del Servizio di dietetica e nutrizione clinica dell’Ospedale regionale di Bolzano, la dottoressa Maria Gabriella Gentile del Servizio di dietetica e nutrizione clinica dell’Ospedale Niguarda di Milano.
Sono state coinvolte oltre 1500 persone ricoverate in reparti medici e chirurgici, ed è emersa, così, la scarsa sensibilità che medici e infermieri hanno nei confronti dello stato di nutrizione dei pazienti, non solo al momento in cui entrano in reparto, ma anche durante la degenza. «Una serie di abitudini di reparto, infatti, può portare il paziente ricoverato ad avere una scarsa alimentazione – spiega Emanuele Cereda -. Può accadere, ad esempio, se il malato viene inutilmente messo a digiuno, oppure se la dieta non è adeguata alle sue capacità funzionali, e così via». Si configura, allora, quella che viene definita “malnutrizione iatrogena”, una condizione di carenza nutrizionale indotta o perpetuata dalla scarsa attenzione che il personale sanitario ha verso questo problema. Problema che potrebbe interessare fino al 25% dei ricoverati. «È una priorità sanitaria – commenta Lucchin -. Basti pensare che su 800 ospedali italiani solo poco più di 100 hanno specifici servizi di dietetica e nutrizione. E anche dove i servizi esistono non si è esenti da difficoltà. Ma perché è così difficile pesare e misurare l’altezza dei pazienti, mentre la temperatura corporea viene rilevata più volte al giorno anche se non è necessario?».
«Ogni paziente all’ingresso in ospedale dovrebbe essere inquadrato dal punto di vista nutrizionale attraverso strumenti semplici, ma validati – sottolinea Cereda -. L’attenzione dovrebbe essere posta non solo sullo stato di magrezza, valutata con il calcolo del cosiddetto indice di massa corporea, ma anche su quella che è la variazione di peso negli ultimi mesi e l’andamento degli introiti calorici e proteici almeno negli ultimi 7-10 giorni. E non bisogna accontentarsi di escludere che il paziente sia malnutrito: questi parametri dovrebbero essere rivalutati almeno settimanalmente durante il ricovero e si dovrebbe cercare di prevedere se il paziente non sarà in grado di alimentarsi in modo adeguato per diversi giorni a causa della malattia di base o dei relativi trattamenti». La malnutrizione associata alle varie malattie può contribuire a peggiorare la prognosi, aumentando il rischio di contrarre infezioni, allungando i tempi di ricovero, riducendo la qualità di vita e incrementando i costi sanitari e perfino il tasso di mortalità. «In una realtà ospedaliera di medie dimensioni come quella dell’Ospedale Regionale di Bolzano (circa 40 mila ricoveri l’anno), i costi per la degenza conseguente all’inadeguato trattamento della malnutrizione peserebbero sulla spesa sanitaria per circa 2 milioni di euro l’anno – dicono gli autori dello studio -. Al contrario, garantendo 9 giorni di supporto nutrizionale (costo medio 410 euro) almeno a quel 12% di pazienti che si presentano con una palese malnutrizione si potrebbero risparmiare 800mila-1 milione di euro l’anno. Tutto ciò, senza tener conto dei costi indiretti derivanti da possibili complicazioni correlate alla malnutrizione, come le infezioni e le piaghe da decubito».
Danilo Di Diodoro
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