Sono troppo gelosa del mio fidanzato

Depressed young couple outside

Sono una ragazza di 26 anni… ho sempre avuto un caratterino acceso, soprattutto quando si tratta di far valere le mie idee/ragioni, mi arrabbio e sbraito ma dopo poco, se ho un confronto con l’altra persona mi passa tutto.. Io e il mio compagno durante le liti abbiamo sempre avuto problemi di comunicazione, anche quando ancora non convivevamo, ma da quando siamo sotto lo stesso tetto (circa 1 anno) le cose sono diventate pesanti…

Ogni due settimane circa litighiamo, sempre per cose banali, ma dato che non sappiamo dialogare sfociano poi in furibonde liti spesso violente verbalmente e fisicamente… Io sono una ragazza molto impulsiva, se qualcosa non mi sta bene la dico (ammetto con tono un po’ aggressivo e scazzato, ma senza mai offendere ! …ammetto alle volte si tratta di

inutili gelosie, di inutili paranoie ma che in quel momento mi fanno stare “male”)… lui questo non lo accetta, qualsiasi cosa mi fa arrabbiare lui la reputa sempre stupida e di conseguenza mi dice che sono una bambina, un immatura perché certe cose non dovrei nemmeno dirle/pensarle… Questo atteggiamento mi fa infuriare ancora di più perchè non mi sento capita, anzi mi svaluta e quindi inizio
ad alzare i toni… lui poi si chiude, non parla, non mi guarda, sta immobile sul divano, fa l’indifferente e non vuole ascoltarmi, fa finta che non esisto nonostante gli sto urlando davanti… se risponde è solo per dirmi “sei pazza, sei psicopatica, sei un immatura, mi vuoi solo controllare, devi lasciarmi stare, non mi lasci vivere, sei una merda…” Il fatto di non riuscire, nonostante le urla, ad instaurare un
dialogo/ un confronto sano, mi manda ancora più fuori di testa, di conseguenza è capitato che rompo oggetti o lo spintono arrivando poi entrambi a spintonarci, oppure cerco di farmi del male io (so che sono atteggiamenti per attirare l’attenzione)… il tutto peggiora ulteriormente la situazione e dice che io lo porto all’esasperazione… io piango a dirotto, lui non mi calcola e allora cerco di stare in
disparte, cerco di lasciargli spazio per sbollentare, passano ore e la situazione non cambia, lui sempre freddo in cucina, io in camera a contorcermi lo stomaco nella speranza che venga ad abbracciarmi a chiarire, per lui potrebbero passare ore/giorni così, io non ce la faccio, più passa il tempo più sto male, sono una persona che ha bisogno del dialogo, poi penso a tutte le ore sprecate a litigare per cose banali quando avremmo potuto spenderle per amarci …. Ed alla fine cerco di mettere tutto da parte e mi avvicino io a lui (e la mia dignità sento che scende giù sotto i piedi) … la discussione termina con un abbraccio, raramente riapriamo il discorso, termina così e basta, senza risolvere nulla, anzi se ne parliamo quello che esce fuori dalla sua bocca e che devo cambiare perché non posso fare la pazza così, e che sono infantile ad arrabbiarmi per certe cose e troppo paranoica… Quindi ci passo sopra, penso che ha ragione lui, dentro mi sento tremendamente in colpa per come reagisco, mi sento inferiore, mi sento che non valgo nulla, mi sento incapace, insomma tutti gli aggettivi brutti che mi dice li faccio miei … quindi mi dico che sono io malata che devo cambiare, che sono una brutta persona… Con il passare dei mesi ho iniziato a cercare di non parlare più, di non arrabbiarmi più, di passare sopra a più cose possibili per evitare liti inutili… tanto dirgli le cose in modo tranquillo o in modo arrabbiato alla fine non portava mai a nulla di buono, la ragione diceva di averla sempre lui e io dovevo cambiare… e qualsiasi fosse il mio turbamento era sempre una cosa stupida … quindi ho iniziato a chiudermi per non disturbarlo più e per non sentirmi più attaccata, per evitare che distruggesse ancora di più la mia autostima… La bassissima autostima mi ha portato ad essere più gelosa del dovuto, riuscirei a vedere una minaccia anche in una mosca… questo infastidisce ancora di più il mio compagno… e la scorsa settimana per gelosia sono arrivata alle mani con una ragazza, lui giustamente ha detto che si vergogna di me, che sono un’incivile e devo cambiare… avevo già i sensi di colpa per l’accaduto, e lo sapeva bene, ma ha infierito ulteriormente con i suo commenti dispregiativi e il mio sentirmi una brutta persona è ulteriormente peggiorato, mi faccio paura da sola, ho chiesto anche scusa alla ragazza ma non è bastato ad alleviare il mio dolore… Non ce la faccio più, sento il cuore a pezzi e mi sento stanca psicologicamente, mi sento persa e non so cosa fare… sono stanca di questa altalena di alti e bassi tra amore immenso (quando siamo tranquilli è la persona più adorabile di questo mondo) e odio profondo (quando si litiga)…
Sono arrivata a pensare che ho davvero problemi e che non sono capace di gestire una relazione… ho provato ad andarmene varie volte di casa ma non ci sono mai riuscita, alla fine dopo pochi passi torno sempre indietro… la prego mi aiuti a capire qualcosa in più…ho un autostima che fa pena, mi sento un fallimento e continuamente sbagliata…vorrei imparare a gestire la mia rabbia… Grazie

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Carissima, generalmente la gelosia eccessiva scaturisce da una condizione interiore di malessere, la stessa generata dalla necessità di ‘possedere’ e controllare l’altro e che sfocia spesso in conflitti perché limita la libertà di essere. La gelosia è cioè un campanello d’allarme e indica il timore di ‘perdere’ l’altro anche se non vi sono delle motivazioni concrete. Sta a significare che ogni messaggio o comportamento del partner viene ‘frainteso’ e considerato un atteggiamento di ‘scredito’ che dà vita a atteggiamenti impulsivi e violenti perché il livello di frustrazione è piuttosto elevato. È anche vero che la coppia è formata da due persone e non ci si sceglie a caso, nel senso che ‘gli inconsci si attraggono’. Ciò sta a significare che i bisogni di uno corrispondono a quelli dell’altro. Lo stile di attaccamento deriva dalle prime esperienze genitoriali, le quali, una volta interiorizzate, diventano il proprio modello di attaccamento che si propone nelle relazioni affettive. È quindi importante risolvere in primis le proprie conflittualità, comprendendone l’origine per poi rapportarsi con modalità adulta all’altro.

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