Come aiutare un’amica depressa?

autolesionismoSalve dottoressa, le scrivo perché non c’è nessun’altra persona con cui io possa parlare e che possa comprendermi come lei. Si tratta di una mia amica. Premetto che è una ragazza molto timida, chiusa e con poca autostima, solo quando trascorre del tempo con gli amici riesce ad aprirsi totalmente e a scherzare come una ragazza normale.

Già in passato ha avuto dei problemi dovuti sia a dei fattori psicologici che ad alcuni episodi in famiglia, per questo motivo si è vista costretta a consultare una psicologa con cui si incontrava regolarmente. Nonostante ciò, il problema persiste ancora. Oggi in classe, infatti, mi ha confidato di sentirsi completamente demotivata, non le interessa più nulla, passerebbe le giornate intere a piangere e ancor peggio, a rifugiarsi nell’alcool. Ha perso il suo interesse per tutto, anche per le sue passioni più grandi, inoltre non esce e a stento si alza la mattina per venire a scuola. Io le ho parlato col cuore in mano e consigliato di andare da un neurologo per farsi prescrivere dei medicinali, siccome due anni fa mi trovavo nella sua stessa situazione e le pillole che ancora oggi prendo mi hanno aiutata tantissimo, tutti si sono accorti del mio cambiamento. Lei mi ha detto che sarebbe disposta ad andarci, ma il problema è che i genitori non vogliono che assuma antidepressivi perché credono possano influire negativamente sia sulla sua salute che sulla psiche. Mi creda, se avessi le possibilità economiche io stessa le pagherei una visita dal dottore insieme ai farmaci, ma non mi trovo nelle condizioni adatte. Quindi volevo chiederle, in queste situazioni come si deve comportare un’amica? Come potrei far capire ai suoi genitori di darsi una mossa e di provvedere per il suo bene? Come aiutarla?

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La comparsa di un sintomo molto spesso è l’espressione di un malessere familiare che un singolo componente (il figlio) manifesta. Ha quindi un significato molto importante poiché esprime la disfunzionalità delle relazioni familiari.
E’ anche vero che la demotivazione e l’apatia, che potrebbero riflettere una condizione di disturbo del tono dell’umore, possono comparire durante la fase della crescita adolescenziale, per alcuni molto faticosa soprattutto se ci sono conflitti familiari. In ogni caso il nucleo dovrebbe lavorare su di sé. La psicofarmacologia interviene quando le problematiche psicologiche sono talmente gravi da inficiare l’attività del soggetto e, in questo caso, sarebbe maggiormente indicata una psicoterapia con ‘eventuale’ supporto farmacologico sempre previa indicazione da parte dell’esperto che è in grado di comprendere il livello di difficoltà in cui il paziente si trova. La sua amica potrebbe rivolgersi ad un consultorio ma anche in questo caso ci vorrebbe l’autorizzazione da parte dei genitori a meno che non ci siano dei fattori di pregiudizio per il minore tali da richiedere l’intervento dei servizi sociali o del TM.

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